Alcuni militari italiani di rientro dall’attività Dynamic Front 26, in transito presso l’Aeroporto di Norimberga, hanno segnalato modalità di controllo aeroportuale percepite come particolarmente invasive: rimozione degli anfibi e di parti dell’uniforme, passaggio al body scanner e, in alcuni casi, ulteriori verifiche effettuate in presenza di altri passeggeri.
LRM affronta la questione con equilibrio e senso di responsabilità, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza che caratterizzano ogni scalo internazionale.
La sicurezza aeroportuale non è in discussione.
Ciò che poniamo è un tema di modalità.
Le procedure applicate al personale militare in uniforme, specie quando in transito da attività addestrative o operative internazionali ufficiali, devono essere improntate a:
- proporzionalità;
- riservatezza;
- professionalità;
- tutela della dignità personale.
L’uniforme rappresenta lo Stato e le sue Istituzioni. È quindi interesse comune che ogni controllo avvenga in un quadro di rispetto reciproco, evitando – quando possibile – esposizioni non necessarie davanti ad altri passeggeri.
Per tali ragioni, LRM chiama in causa le Autorità italiane competenti — in particolare il Ministero della Difesa e il Ministero degli Affari Esteri — affinché attivino un’interlocuzione formale con le omologhe autorità tedesche e, più in generale, con le istituzioni dell’Unione Europea.
Riteniamo necessario che l’Italia si faccia promotrice, nelle sedi europee, di una riflessione concreta sulla mobilità militare, con l’obiettivo di:
- favorire procedure più chiare e uniformi per il personale militare in transito per attività ufficiali internazionali;
- valutare l’eventuale individuazione di modalità organizzative o canali dedicati per lo svolgimento delle ordinarie procedure di sicurezza sui vettori civili;
- garantire che eventuali controlli approfonditi avvengano in aree riservate.
Non si tratta di richiedere privilegi, ma di coniugare efficacia della sicurezza e rispetto della persona, in coerenza con gli obiettivi europei di interoperabilità e prontezza operativa.
LRM porterà la questione anche nelle sedi di rappresentanza internazionale, compresa EUROMIL, affinché si giunga a standard comuni di tutela del personale in uniforme.
La sicurezza è un valore condiviso.
La dignità dell’uniforme non può essere un elemento secondario.
Su questi due pilastri deve fondarsi un dialogo serio tra istituzioni nazionali ed europee, nell’interesse del personale e dell’immagine del Paese.
Hai il potere di cambiare le cose, tesserati e fai tesserare!
