Secondo quanto riportato da InfoDifesa, lunedì 12 ottobre è prevista un’emissione speciale NoiPA per l’applicazione dell’adeguamento del 2,48% e il riconoscimento di dieci mesi di arretrati al personale interessato.
La notizia offre uno spunto concreto: le emissioni straordinarie possono essere disposte anche a metà mese. Non esiste, dunque, soltanto la scadenza ordinaria dello stipendio. Va però chiarito che la data dell’emissione non coincide necessariamente con quella dell’accredito e che ogni pagamento richiede i necessari presupposti amministrativi e contabili.
La domanda resta: quando le somme sono dovute e le procedure sono completate, perché non utilizzare ogni strumento disponibile per ridurre le attese del personale?
Per il personale militare destinatario della contrattazione — dagli ufficiali fino al grado di Capitano ai Sottufficiali, ai Graduati e alla Truppa — gli incrementi retributivi seguono invece il percorso del rinnovo contrattuale, con tempi e modalità differenti.
Due meccanismi diversi, quindi, che alimentano una questione che la politica non può continuare a ignorare: garantire a tutto il personale retribuzioni adeguate e tempi certi di pagamento.
Chi assicura ogni giorno servizi, operatività e presenza sul territorio affronta turni, responsabilità, rischi e rinunce personali e familiari. Nel frattempo, affitti, bollette e spese quotidiane pesano su stipendi che faticano sempre più a sostenere il costo della vita.
Per questo non basta annunciare un aumento. Occorre valutarne il peso reale in busta paga, la capacità di recuperare il potere d’acquisto perduto e il tempo necessario per riceverlo.
La logica del «pochi, maledetti e subito», richiamata nel dibattito sindacale per giustificare l’accettazione di incrementi modesti, non può diventare la prospettiva permanente del personale militare. E perde ulteriore credibilità quando anche quel «subito» si trasforma in un’attesa.
Accontentarsi sistematicamente di poco significa lasciare irrisolto il problema degli stipendi.
Non contestiamo gli aumenti riconosciuti agli ufficiali superiori e ai dirigenti. Sono riconoscimenti dovuti al personale interessato. Chiediamo alla classe politica di affrontare il problema delle retribuzioni dell’intero comparto, senza alimentare contrapposizioni tra colleghi.
Servono risorse adeguate per i rinnovi contrattuali e interventi fiscali concreti, attraverso misure di defiscalizzazione e detassazione che sostengano il reddito di tutto il personale militare. Il progressivo impoverimento degli stipendi può coinvolgere anche Maggiori e Tenenti Colonnelli: nessun grado rende immuni dall’aumento del costo della vita.
Allo stesso tempo, non si può ignorare la condizione del personale contrattualizzato. Il trattamento economico deve essere proporzionato alle attività svolte, ai rischi affrontati e alle responsabilità assunte ogni giorno.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo riconoscimenti economici adeguati al servizio prestato e ai sacrifici richiesti.
È accettabile che chi attende il rinnovo contrattuale continui a fare i conti con ritardi e aumenti insufficienti a recuperare il potere d’acquisto?
Per noi, no.
È accettabile mantenere percorsi di aggiornamento retributivo diversi senza affrontarne gli effetti sull’equità e sulle condizioni economiche del personale?
Per noi, no.
La politica deve dare risposte concrete: risorse, tempi certi e stipendi dignitosi per tutti i militari.
Fonte della notizia sull’emissione speciale: InfoDifesa.


