LRM chiede trasparenza sui reali effetti economici e strumenti efficaci per proteggere anche il personale contrattualizzato

L’adeguamento del 2,48% previsto, con decorrenza dal 1° gennaio 2026, per il personale militare non contrattualizzato ha alimentato, negli ultimi giorni, un acceso confronto sindacale.

Per affrontare correttamente la questione è però necessario distinguere i fatti dalle semplificazioni.

L’incremento non deriva dal recente rinnovo contrattuale del personale militare e non costituisce una concessione ottenuta nell’ambito di quella trattativa. Si tratta di un meccanismo previsto dall’articolo 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, successivamente esteso anche ai maggiori, ai tenenti colonnelli e ai gradi corrispondenti.

La percentuale viene determinata sulla base degli incrementi medi delle retribuzioni contrattuali registrati nel pubblico impiego e comunicati dall’ISTAT. Non si tratta, quindi, di un’indicizzazione diretta all’inflazione, come potrebbe far pensare l’espressione comunemente utilizzata di “adeguamento ISTAT”.

Due sistemi retributivi differenti

Il personale dirigente e quello contrattualizzato sono sottoposti a meccanismi retributivi differenti.

Per questo motivo, mettere semplicemente a confronto il 2,48% riconosciuto al personale non contrattualizzato con gli aumenti ottenuti attraverso il rinnovo del contratto rischia di fornire una rappresentazione incompleta della realtà.

Ciò non significa, tuttavia, che il problema non esista.

La vera questione è comprendere perché una parte del personale disponga di un meccanismo annuale di adeguamento, mentre il restante personale debba attendere rinnovi contrattuali spesso tardivi, caratterizzati da risorse insufficienti e da incrementi che arrivano quando l’aumento del costo della vita ne ha già ridotto significativamente il valore.

Libera Rappresentanza dei Militari non intende alimentare contrapposizioni tra dirigenti, ufficiali, sottufficiali, graduati e volontari.

Il riconoscimento di una tutela a una categoria non può essere considerato un danno per le altre. Il problema non è togliere un diritto a chi ne beneficia, ma costruire strumenti altrettanto efficaci per chi oggi non dispone delle medesime garanzie.

Servono dati trasparenti

Una percentuale applicata a basi stipendiali differenti produce effetti economici molto diversi.

Per questo LRM ritiene necessario conoscere con precisione:

  • gli importi lordi, netti e pensionabili derivanti dall’adeguamento del 2,48%;
  • l’incidenza economica effettiva sui singoli gradi interessati;
  • gli eventuali arretrati riconosciuti;
  • il rapporto tra l’adeguamento automatico e le risorse destinate all’area negoziale della dirigenza;
  • il confronto complessivo con gli aumenti riconosciuti al personale contrattualizzato.

Soltanto attraverso dati ufficiali e completi sarà possibile valutare la reale portata del provvedimento ed evitare interpretazioni parziali o strumentali.

La posizione di LRM

Libera Rappresentanza dei Militari ribadisce la propria contrarietà a una politica retributiva che interviene con tempi, strumenti e garanzie profondamente differenti sulle diverse categorie di personale.

LRM non ha condiviso un rinnovo contrattuale giudicato insufficiente rispetto alla perdita del potere d’acquisto subita dai militari. Una valutazione maturata sulla base dei contenuti economici e normativi dell’accordo e confermata dalla chiara volontà espressa dagli iscritti.

Proprio per questa ragione, l’adeguamento riconosciuto al personale non contrattualizzato non deve diventare il pretesto per una contrapposizione tra gradi, ma l’occasione per aprire una riflessione più ampia sull’intero sistema retributivo del comparto Difesa e Sicurezza.

Non è accettabile che il personale debba attendere anni per ottenere aumenti che, al momento della loro effettiva corresponsione, risultano già inadeguati rispetto al costo della vita.

Le richieste di Libera Rappresentanza dei Militari

LRM ritiene necessario chiedere al Governo:

  1. la pubblicazione di una relazione economica dettagliata sugli effetti dell’adeguamento del 2,48% per ciascun grado interessato;
  2. l’introduzione di un meccanismo stabile di salvaguardia del potere d’acquisto anche per il personale contrattualizzato;
  3. tempi certi e vincolanti per l’apertura e la conclusione dei rinnovi contrattuali;
  4. un confronto trasparente sugli effetti complessivi dei diversi sistemi retributivi;
  5. risorse adeguate per recuperare la perdita economica accumulata dal personale militare negli ultimi anni.

La tutela di una categoria non deve essere utilizzata per indebolirne un’altra.

La posizione di LRM è chiara: nessuna guerra tra gradi e nessuna contrapposizione interna. Occorrono equità, trasparenza e strumenti capaci di tutelare concretamente tutto il personale militare.

I militari non chiedono privilegi. Chiedono che il valore del loro lavoro, delle loro responsabilità e dei sacrifici sostenuti quotidianamente venga riconosciuto attraverso retribuzioni dignitose, aggiornate e realmente adeguate.

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