Si è appena conclusa la votazione che ha coinvolto gli iscritti del Sindacato dell’Esercito Libera Rappresentanza dei Militari.
Il NO al contratto, deliberato all’unanimità dalla Segreteria Generale di LRM e sottoposto alla decisione degli iscritti, che in Libera Rappresentanza dei Militari hanno sempre l’ultima parola, non lascia spazio ad alcuna interpretazione.
Il NO al contratto ha raggiunto il 94% dei consensi e mette in evidenza un fatto: così non si può più andare avanti. Questo accordo mortifica la dignità dei militari e rende complice chi lo sottoscrive.
“I militari di Libera sono principalmente delusi dalla totale assenza di risorse destinate alla specificità e dall’ennesima promessa in luogo di soluzioni concrete”, commenta il Segretario Generale Marco Votano.
Con future pensioni che rischiano di relegare tra i nuovi poveri donne e uomini che hanno servito lo Stato per una vita, il Governo tentenna e, a un anno e mezzo dagli ultimi impegni assunti sul tema, propone ancora una volta impegni e promesse, “ove possibile”.
Nel frattempo, i militari che andranno in pensione nei prossimi anni, con assegni pari a circa il 60% dell’ultimo stipendio, dovranno chiedersi se pagare le bollette o fare la spesa.
Il caro vita incalza, i prezzi continuano a crescere, così come il costo dei carburanti e delle utenze. E la risposta individuata sarebbe un aumento di 100 euro al mese? – chiosa Votano.
Cento euro che, senza provvedimenti di defiscalizzazione e detassazione, come proposto da Libera, finiranno per ridursi a poco più di 60 euro netti. Un’elemosina, insomma.
“La rabbia del personale nasce proprio da questo”, prosegue il Segretario Generale.
Ci elogiano in televisione, ci definiscono eroi nei talk show, ma quando arriva il momento di riconoscere concretamente una specificità che comporta enormi sacrifici, arrivano soltanto promesse e mancette.
Grande delusione emerge anche per la totale chiusura dimostrata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Non si è voluto nemmeno discutere della flessibilità oraria, un provvedimento a costo zero che, oltre a produrre risparmi di spesa, rappresenterebbe un aiuto concreto per migliaia di pendolari.
Analoga chiusura si è registrata sulla proposta di incrementare dal 20% al 40% la quota delle risorse CFG e CFI destinata al FESI, il premio di produttività del personale.
Libera ne aveva chiesto il raddoppio, dal 20% al 40%, quale segnale concreto di attenzione verso il personale.
Un segnale che avrebbe certamente trovato il favore dei rappresentanti dei lavoratori in uniforme. Invece, il nulla assoluto.
“Bene”, aggiunge il Segretario Generale, “adesso la risposta del personale è arrivata forte e chiara.”
Se ne prenda atto. Si rinvii la discussione a settembre e si reperiscano risorse certe nella prossima manovra finanziaria. Il personale è stanco.
Per queste ragioni Libera non firmerà questo contratto e il prossimo 18 luglio tornerà in piazza, a distanza di un mese dalla precedente manifestazione, insieme alle delegazioni provenienti da tutte le Regioni d’Italia, per dire basta alla propaganda: servono risorse adeguate e occorre restituire dignità agli stipendi del personale.
Libera è stata ferma e coerente fin dalla prima riunione, tracciando con chiarezza la soglia al di sotto della quale non sarebbe mai scesa. Ha partecipato a tutti gli incontri e, nonostante tutto, ha comunque ottenuto alcuni importanti risultati, che la base ha riconosciuto e apprezzato.
Ma sul compromesso al ribasso e sull’elemosina la risposta è NO.
NO quando il prezzo lo devono pagare donne e uomini in uniforme.
NO quando basta guardare le condizioni economiche di quei colleghi che non potranno permettersi nemmeno una settimana di vacanza.
A queste condizioni, NO.
Se altri sindacati, come già lasciato intendere nelle loro dichiarazioni e nei loro comunicati, vorranno firmare il contratto, sono naturalmente liberi di seguire la propria linea sindacale e se ne assumeranno la responsabilità, prima di tutto nei confronti dei propri iscritti.
Per quanto ci riguarda”, conclude Votano, “noi restiamo con la nostra base. Sempre e comunque.”
