Nella giornata di ieri si è svolta l’ultima riunione tecnica, che ha visto la delegazione di Libera partecipare al tavolo di confronto.
Cinque sigle sindacali (tre dell’Esercito, una della Marina e una dell’Aeronautica) hanno dichiarato la propria disponibilità a sottoscrivere il contratto; nove, invece, hanno espresso il loro netto dissenso.
Nonostante la schiacciante maggioranza delle sigle rappresentative del Comparto Difesa abbia respinto la bozza di accordo contrattuale per la mancanza di risorse aggiuntive, di finanziamenti certi per la specificità, per la previdenza e per le altre indennità accessorie, nonché per l’assenza di importanti modifiche normative riguardanti il FESI e i diritti del personale militare, la firma delle cinque sigle ha consentito alla Funzione Pubblica di affermare che una parte della rappresentanza di Esercito, Marina e Aeronautica riteneva comunque soddisfacente l’accordo.
Per il resto, la situazione era già nota. La maggior parte delle organizzazioni sindacali delle Forze di Polizia aveva già da tempo espresso il proprio assenso.
Ciò è dovuto al fatto che la Polizia dispone di un secondo livello di contrattazione, nel quale vengono affrontati temi quali straordinario, orario di lavoro e numerose altre materie.
I sindacati delle Forze Armate, invece, non dispongono ancora di queste agibilità sindacali. Il tavolo dedicato dovrebbe aprirsi entro il mese di ottobre. Per questo motivo, la contrattazione di primo livello assume un ruolo fondamentale e strategico se si vogliono realmente tutelare le legittime aspettative del personale.
La sottoscrizione del contratto rappresenta, secondo il nostro punto di vista, un duro schiaffo ai militari dell’Esercito Italiano. Basta leggere le centinaia di commenti pubblicati sotto i post con cui le sigle dell’Esercito che hanno firmato stanno cercando di giustificare la propria scelta.
Non sappiamo se ASPMI, SAM e USMIA abbiano chiesto ai propri iscritti, come invece ha fatto Libera, quale fosse la loro posizione sulla firma del contratto. Dai commenti pubblicati sui social sembrerebbe, tuttavia, che la volontà della base abbia inciso ben poco, nonostante siano proprio gli iscritti a sostenere economicamente il sindacato e debbano poter esprimere la propria opinione su una scelta tanto importante.
Sia chiaro: ogni organizzazione è libera di compiere le proprie scelte e di assumersene le conseguenze.
Le lezioni che, purtroppo, oggi i militari imparano a proprie spese sono tre.
1. Legittimamente, ma non tutte le organizzazioni sindacali operano allo stesso modo.
2. Se esistesse un solo sindacato e questo fosse tra quelli che si limitano ad accettare qualsiasi proposta senza opporsi, i militari non avrebbero alcuna alternativa.
3. Continuare a cercare scuse per non iscriversi a un sindacato è probabilmente l’errore più grande che tanti fratelli e sorelle in armi stanno continuando a commettere.
Per quarant’anni siamo rimasti indietro rispetto alle Forze di Polizia e oggi ne stiamo pagando il prezzo.
A causa della firma delle organizzazioni favorevoli e delle cinque sigle del Comparto Difesa che hanno sottoscritto l’accordo, tutti i militari dovranno accettare questo contratto, nonostante nove sigle su quattordici abbiano espresso voto contrario.
Questa è una realtà amara, ma è anche la conseguenza delle nostre scelte. Oggi solo il 30% del personale dell’Esercito è iscritto a un sindacato.
E allora svegliamoci. Facciamolo adesso.
Dicembre è vicino, ma già da settembre inizierà l’iter della Legge di Bilancio.
A settembre si apriranno i tavoli sulle agibilità sindacali e, a ottobre, quello sulla previdenza.
Se vogliamo continuare a dare fiducia a chi si accontenta di un piatto di lenticchie, facciamolo pure.
Se preferiamo continuare a essere rappresentati dall’Amministrazione — e tutti conosciamo la distanza che esiste tra le condizioni economiche e di carriera di un Generale e quelle di un militare contrattualizzato — invece che da un sindacato disposto a battersi davvero, è una scelta che ciascuno può fare.
Ma se state iniziando a comprendere come funzionano realmente le cose e cosa serve per cambiarle, allora è arrivato il momento di rialzare la testa.
Noi continueremo a lottare e lo faremo con tutti gli strumenti che la Costituzione ci mette a disposizione. Tutti.
Da soli siamo deboli. Ma se smettiamo di restare a guardare e di disinteressarci del nostro futuro, possiamo davvero fare la differenza.
La nostra forza è la nostra base.
È il momento di scendere in campo.
Iscriviti al sindacato che ascolta davvero la tua voce. Un sindacato che cammina a testa alta, senza compromessi al ribasso. Lo abbiamo dimostrato con i fatti.
Un sindacato senza Generali al proprio interno.
Da noi a decidere sono gli iscritti.
Iscriviti a Libera Rappresentanza dei Militari, il primo sindacato nato esclusivamente per il personale dell’Esercito Italiano.
Il tuo sindacato.
Di seguito l’ultimo intervento di Libera a conclusione dei tavoli tecnici.
