LRM – Libera Rappresentanza dei Militari, attraverso il Dipartimento Ufficiali, interviene a tutela della dignità degli Ufficiali dell’Esercito e di tutto il personale militare, a seguito del servizio andato in onda su La7, nel programma Piazza Pulita, e delle successive rappresentazioni mediatiche che hanno descritto basi logistiche, stabilimenti balneari e strutture ricettive militari come presunti privilegi di casta.
La posizione di LRM è netta: siamo e saremo sempre in prima linea contro privilegi, abusi, soprusi e comportamenti lesivi della dignità del personale. Ma proprio per questo rifiutiamo con la stessa fermezza ogni generalizzazione che trasformi il welfare militare in una colpa e l’intera comunità in uniforme in un bersaglio mediatico.
Gli Organismi di Protezione Sociale non sono strutture riservate ai Generali, né benefici esclusivi per gli Alti Ufficiali. Sono destinati, secondo criteri e percentuali stabiliti dall’Amministrazione, a tutte le categorie del personale militare – Graduati, Sottufficiali e Ufficiali – nonché al personale in quiescenza. Non sono privilegi per pochi, ma strumenti di protezione sociale rivolti all’intera comunità militare.
Va inoltre ricordato che le basi logistiche dell’Esercito sono aperte anche al personale delle altre Forze Armate, secondo le modalità previste. Questo conferma che non si tratta di un sistema chiuso o riservato a pochi. Al tempo stesso, LRM ritiene necessario rendere il sistema più equo, trasparente e realmente interforze, anche attraverso una piena reciprocità nell’accesso alle analoghe strutture delle altre amministrazioni militari, reciprocità che oggi non sempre risulta completa.
Le strutture richiamate sono strumenti di welfare destinati al recupero psicofisico del personale, al sostegno delle famiglie e alla coesione della comunità militare. Per questo LRM rivendica con orgoglio l’azione sindacale condotta per ampliare, potenziare e rendere più accessibili gli strumenti dedicati al benessere del personale.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di strutture che si autofinanziano e che funzionano grazie all’impegno quotidiano del personale impiegato tutto l’anno, dal Comandante della base fino all’ultimo militare della scala gerarchica. È anche grazie a questo lavoro silenzioso che molte famiglie, soprattutto con redditi bassi e medi, riescono ad accedere a periodi di riposo e recupero a condizioni sostenibili.
Parlare solo di casta significa ignorare missioni operative, trasferimenti continui, impieghi sul territorio nazionale, servizi prolungati e il forte stress cui è sottoposto tutto il personale, compresi gli Ufficiali dell’Esercito. Molti Ufficiali, in particolare nelle fasce intermedie e non omogeneizzate, subiscono inoltre un forte effetto forbice tra responsabilità crescenti e potere d’acquisto reale: il reddito lordo non fotografa la reale condizione economica delle famiglie, spesso gravate da pressione fiscale elevata, addizionali, perdita di detrazioni, esclusione da bonus, ISEE alto e costi pieni per asili, mense, libri, centri estivi e sostegni familiari.
Non tutti gli Ufficiali hanno stipendi da Generali. Presentare l’intera categoria come un blocco privilegiato significa alimentare una rappresentazione distorta, che offende il personale e favorisce strumentalizzazioni. Il grado non è una rendita, la responsabilità non è un privilegio, il comando non è un vantaggio personale: è servizio, dovere e assunzione quotidiana di responsabilità.
Allo stesso modo, LRM condanna fermamente quanto emerso nel servizio del giornalista Lupo per La7 – Piazza Pulita in merito ai comportamenti attribuiti al Comandante della Base di Corvara nei confronti del personale dipendente. Atteggiamenti e parole offensive verso i militari che, ove confermati, sarebbero inaccettabili e lesivi della dignità di tutto il personale, di ogni ordine e grado. Sul piano giudiziario spetterà alle autorità competenti accertare i fatti; sul piano sindacale, LRM non può che dirsi sconcertata e chiedere rispetto immediato per i militari coinvolti.
LRM chiede rispetto per gli Ufficiali dell’Esercito e per tutto il personale in uniforme. Non si può chiamare casta chi ha scelto di servire lo Stato. E, allo stesso tempo, non si può ignorare la necessità di correggere ogni stortura affinché gli Organismi di Protezione Sociale restino coerenti con lo scopo per cui sono nati: tutelare il personale, sostenere le famiglie, garantire benessere, equità e dignità alla comunità militare.
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